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#Speciale Halloween: I videogiochi horror ci permettono di vivere delle esperienze intime ed immersive

Halloween è finalmente arrivato, ed il mondo non fa altro che ricordarcelo tramite l’uscita ben ragionata di varie opere terrificanti e alla pubblicazione di articoli a tema, come questo.

Per un’amante dell’horror questo è il periodo migliore dell’anno: il materiale appartenente al genere abbonda e non risulta difficile da trovare. Per una volta, possiamo scegliere il tipo di orrore più adatto a noi senza incorrere in troppi ostacoli, ed immergerci nella libreria virtuale offertaci dal nostro media preferito.

Seppur ad una prima occhiata possa non sembrare, c’è un’enorme differenza tra il vedere un film ed il giocare ad un titolo di questo genere, motivo per cui non sempre si tende ad apprezzare equamente entrambi i campi, nonostante essi appartengano alla stessa categoria. Quante persone in fondo non hanno problemi a far maratone su maratone di film o serie tv spaventose ma non riescono proprio ad andare avanti in un videogioco dello stesso genere?
Ciò non dovrebbe sorprendere però, l’horror che infesta il mondo videoludico infatti è un tipo di esperienza completamente diversa rispetto a quella offerta da altri campi, una decisamente più immersiva e personale.

Ma andiamo a vedere con calma il perchè di quest’affermazione:
Giocare ad un titolo di questo genere vuol dire per prima cosa vestire i panni del protagonista e vivere l’esperienza in maniera attiva.
Stavolta non possiamo limitarci a guardare i vari personaggi rischiare – e alle volte rimetterci malamente – la pelle e a pregare per loro, ma ci tocca guidarli verso la fine del gioco, vivendo i loro dilemmi, compiendo le stesse scelte sbagliate che normalmente criticheremmo guardando un film di serie B, spaventandoci e scappando al primo segno di pericolo ed infine vivendo tutti i problemi imposti dal genere, varianti da una mancanza generale e perenne di risorse all’incapacità di abbattere il nemico di turno.

Un finale non sempre presente:
L’avanzamento e la conclusione della storia non è sempre certa. Questo concetto è chiaro a tutti i videogiocatori, ma diventa ancora più lampante in titoli come Obscure, gioco in cui il destino dell’intero cast (ed in minima parte la difficoltà, dato che ad ogni personaggio corrisponde un’abilità speciale che potrebbe rendere alcune fasi del gioco meno stressanti) dipende da noi, e la cui storia e il finale viene alterato – seppur leggermente- a seconda dei personaggi sopravvisuti.

Se un personaggio fa una brutta fine non dipende dunque dal copione della storia, ma dalla nostra abilità come videogiocatori; il peso di questa consapevolezza non può che rendere più intensa l’ansia provocata da ogni fase di gioco. Ed è forse proprio grazie a quest’angoscia, e alla nostra voglia di riuscire a fare le cose per bene e d’indirizzare l’avventura sul miglior percorso disponibile che,  quello dei survival horror è probabilmente uno dei generi videoludici – se non il genere – che maggiormente ci spinge a sfruttare gran parte dei nostri sensi e ad assumere uno stato di concentrazione totale.

Ciò che non vedi:
Un esempio di quanto detto sopra può essere ritrovato nell’inquadratura fissa dei primi Resident Evil, utilizzata intelligentemente per far si che i videogiocatori non potessero vedere immediatamente le minacce presenti dietro ad ogni angolo, portandoli a prestare maggiore attenzione alla musica (o alla mancanza della stessa) e ai versi emessi dai nemici – diversi a seconda della tipologia e della modalità d’attacco – e ad osservare accuratemente l’ambiente circostante, alla ricerca immediata di qualche oggetto utile per la sconfitta o l’identificazione di tali minacce. Tutta questa accortezza, già fondamentale nel gioco normale, diventava vitale poi nelle modalità extra come ”nemici invisibili”, dove persino la presenza di uno specchio, capace di riflettere i mostri normalmente impossibili da individuare, o di un’arma secondaria, faceva la differenza. E’ proprio per questo che chi gioca a questo genere spesso sviluppa una capacità d’osservazione, dei riflessi ed un intuito particolarmente affidabili.

Che sia dunque un’occhiata vigile e certosina, necessaria per ispezionare i meandri di ogni stanza alla ricerca di oggetti chiave, un’orecchio sempre pronto ad avvertirci di ogni singolo rumore o le nostre dita che si muovono ritmicamente in un pattern già prestabilito, non si può negare il fatto che i videogiochi horror stimolano i nostri sensi, come ben poche altre cose. Alle volte essi ci invitano persino a prestar attenzione ben prima che gli esseri che ci terrorizzano facciano la loro comparsa creando un senso di anticipazione, magari tramite un’immagine poco chiara e veloce dei suddetti, o delle pagine di diaro contenenti dei racconti raccapriccianti, capaci di farci immaginare in sanguinolenti dettagli i modi in cui l’incontro con tale minacce potrebbe concludersi. Il sapere che c’è un mostro capace di far determinate cose e l’ignoranza derivante dal non sapere quando esso farà la sua inevitabile comparsa ci spingono ad uno stato di angoscia e di allerta pericolosamente alti.

Giocare ad un horror vuol dire vivere dei tipi di esperienze che non potremmo vivere altrimenti, calcolare ogni nostro passo e misurare ogni scelta:
Non aiuta poi il fatto che questi questi pericoli rispecchiano spesso e volentieri le sembianze dei nostri incubi peggiori: l’incontro con insetti, fantasmi e serpenti per gli amanti del genere, non sono che il pane quotidiano.
Alcuni giochi addirittura fanno dell’aspetto e della scelta dei mostri il proprio cavallo di battaglia, analizzando il giocatore con lo scopo di farlo scontrare con le creature che maggiormente lo terrorizzano, e spronandolo ad affrontare e a sconfiggere le proprie paure. E’ forse anche questo il fascino del genere, sentirsi in grado di affrontare situazioni che normalmente ci paralizzerebbero e vedere emergere dei lati di noi di cui non sospettavamo neanche l’esistenza – un pò per mancanza di esperienze simili ed in parte a quella di minacce vere e proprie.
Si potrebbe dunque dire che questo genere, grazie alle avversità e alle difficili scelte che ci impone, ci permette di avere una visione più completa di noi stessi. Ed è così che decidere con chi condividere le scorte di cibo o il fato di un determinato personaggio in videogiochi come quello di The Walking Dead della Telltale, finisce col guadagnare un nuovo peso e col porci davanti ad uno specchio capace di mostrare un riflesso della nostra figura diverso da quello che abbiamo visto fin’ora.

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