Metal Gear Solid 2: videogioco e romanzo a confronto

Parlare della saga di Metal Gear è tutt’altro che semplice, di conseguenza scrivere un romanzo basato sul titolo più complicato e frainteso dell’intera serie non può che essere stata un’impresa.

Di seguito la trama tratta direttamente dal libro di Metal Gear Solid 2:
Sotto una pioggia torrenziale, l’ex agente FOXHOUND Solid Snake è immobile sul George Washington Bridge, pronto a lanciarsi sul ponte della nave U.S.S. Discovery che è in procinto di passare sotto di lui. All’interno della Discovery c’è una nuova generazione di Metal Gear – ma presto il mondo di Snake è destinato a esplodere… Due anni dopo, un giovane agente senza esperienza sul campo – nome in codice, Raiden – è incaricato di capire ciò che quella notte è andato terribilmente storto. In una struttura labirintica costruita nel porto di New York, conosciuta col nome di Big Shell, nemici, alleati, agenti segreti e doppiogiochisti si dovranno affrontare: mercenari russi, un assassino vampiro assetato di sangue, una splendida donna di nome Fortune, un orrendo e psicopatico esperto di esplosivi chiamato Fatman e un misterioso Mister X – e, al centro di questo incredibile intrigo, il Presidente degli Stati Uniti in persona, con i parametri vitali collegati a una bomba che potrebbe spazzare via Manhattan e la possibilità che sia colluso con una cellula terroristica. Il giovane Raiden dovrà combattere rivelando un colpo di scena dietro l’altro, tra cui la verità dietro alla storia di Solid Snake e i piani di una terribile organizzazione segreta con un’arma mostruosa nascosta nelle maglie della società stessa.

Andiamo dritti al punto: il romanzo di Metal Gear Solid 2 non riesce ad eguagliare il videogioco.
Questo perchè al contrario della sua controparte ludica, non riesce (per ovvi motivi) ad intrattenere, a far immedesimare e a rendere altrettando partecipe il videogiocatore.

Può sembrare una sciocchezza nonchè un’ovvietà, ma l’inevitabile mancanza dell’associazione visiva fornita dal videogioco porta, nel romanzo, ad un calo dell’intensità presente durante alcune delle scene della versione originale.

Un’altro aspetto da non sottovalutare è il senso d’interattività fornito dal videogioco: vedere e analizzare la mappa del Big Shell, decidere come procedere e come approcciarsi, provare lo stesso senso d’ansia provato dai protagonisti quando avvistati da un membro della pattuglia nemica, trovarsi di fronte alle varie chicche inserite dal maestro Kojima ed utilizzare il codec per chiamare i nostri alleati durante ogni momento della missione. Tutto ciò permette la creazione di un legame indelebile, intimo e profondo tra gioco, personaggi e videogiocatore che semplicemente, non può essere replicato.

Nonostante quanto detto sopra però, Metal Gear Solid 2 è un’opera che ben si adatta ad ogni tipo di media, anche grazie ad un tema portante sempre attuale.
Il romanzo potrà pure non trasmettere l’intensità del gioco, ma riesce comunque ad esporne abbastanza bene la storia, offrendo anche qualche vantaggio.

I figli della libertà:
La trama di Metal Gear Solid 2 è nel complesso estremamente sfaccettata ed intricata, basti pensare al climax finale presente nell’opera per rendersene conto.
Durante questo infatti, il titolo in questione ci pone davanti ad una mole tale di informazioni e di rivelazioni da renderne quasi impossibile l’assimilazione più totale.
E’ proprio qui che l’importanza della versione cartacea diventa ovvia, dato che questa permette al lettore di comprendere con i propri tempi ciò che legge, senza temere la perdita di qualche informazione rivelata fin troppo velocemente, durante delle sequenze e dei dialoghi tanto dettagliati quanto fondamentali.

In via di tutto ciò, l’approccio scelto da Benson risulta essere quello migliore.
Raymond infatti, ha optato col rimanere estremamente fedele al gioco, seguendolo quasi battuta per battuta.
Nonostante in genere parte del fascino di un adattamento consista, quando permesso dalla trama, nell’esplorazione di strade e di alternative lasciate alla mera immaginazione o nell’approfondimento dei personaggi che ci permettono di viverle, lo stesso non si può dire per il prodotto di Kojima.

Sin dalla sua origine, Metal Gear Solid 2 si è rivelato essere un prodotto estremamente peculiare, questo perchè nonostante sia stato creato per un tipo di media che al tempo raramente faceva della componente narrativa la sua colonna portante, è riuscito comunque nell’impresa di presentarsi in tutto e per tutto come un buon gioco senza però perdere mai di vista il suo focus principale.
Il titolo non interrompe mai il corso della narrazione e anzi, la stimola costantemente grazie anche alla sua struttura, portanto discretamente e quasi impercettibilmente avanti la trama sia durante le cutscene che durante i momenti di gameplay. E’ proprio per via di questo bilanciamento efficace ma precario che, cercare di ricavarsi uno spazio all’interno della storia con lo scopo d’aggiungere qualche scena avrebbe potuto facilmente portare ad un totale sbilanciamento.

Il gioco da’ ai suoi utenti degli obiettivi ben precisi, legati indelebilmente alla trama principale. Come intuibile dunque, i suddetti non sono meramente inseriti con l’intenzione di delineare un livello; qualsiasi azione compiuta da Raiden ha un peso ed un significato ben preciso all’interno del grande schema.
Il lavoro di Benson brilla proprio in questo, ovvero nel riuscire a seguire perfettamente la complessa storia di Sons of Liberty e nel riproporla nel dettaglio. L’autore ha di fatto studiato alla perfezione il gioco, assieme alle sue terminologie, alle chiamate codec e alle soluzioni più efficienti, limitandosi ad inserire di proprio pugno solo qualche pensiero ben collocato e mai estraneo alla situazione.

In genere la lettura è fluida; persino le scene d’azione sono descritte abbastanza bene e risultano facili da seguire, finendo alle volte con l’essere troppo brevi, ma comunque dettagliate.
Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo allora questo potrebbe consistere, nella versione italiana, in qualche errore di battitura e viceversa, in una descrizione degli ambienti un pò più superficiale rispetto al resto. Anche in questo caso però, non si tratta di nulla di grave.
Nonostante i presupposti e la sua struttura però, una storia del genere non avrebbe reso altrettando bene senza i giusti protagonisti.

Il duo perfetto:
Grazie all’iniziale mancanza di ideali veri e propri e di obiettivi personali, Raiden risulta essere, in entrambe le versioni, il messaggero perfetto per il messaggio che Kojima vuol recapitarci.
Il giovane uomo non viene mai descritto come un’eroe perfetto; è senz’altro abile, come dovrebbe essere chiunque nella sua stessa posizione, ma non è perfetto.
Ciò lo porta ogni tanto a compiere qualche erroe (errori che, nel romanzo, subentrano generalmente nei momenti più ‘calmi’ del plot, con lo scopo di velocizzare il ritmo).
Ciò nonostante, l’importanza del suo ruolo non finisce qui.
Con la sua mera presenza e con la sua prospettiva infatti, Raiden riesce a mettere ulteriormente in evidenza Solid Snake, elevandolo a figura leggendaria.
Che Solid Snake fosse una figura stimata e temuta (a seconda del caso) nel mondo di Metal Gear Solid non è di certo una novità, ma il distacco presente tra il Solid Snake da noi comandato e tra quello visto dagli occhi di un altro personaggio o ancora, tra quello che è possibile leggere nei primi capitoli del romanzo di Sons of Liberty, è netto e rende le informazioni a nostra disposizione ancora più concrete.
Nelle nostre mani, Solid Snake è un ottimo personaggio, ma da un punto di vista esterno (come quelli citati sopra) è anche un’eroe, un modello da seguire e ammirare.

Riassumendo: Pur non permettendo lo stesso livello di immedesimazione e di interattività fornita dal videogioco, il romanzo di Metal Gear Solid 2 risulta comunque essere un’ottima alternativa, dato che presenta si, qualche contro rispetto alla versione originale ma anche vari pro.

2 Replies to “Metal Gear Solid 2: videogioco e romanzo a confronto”

  1. Jaron

    WHAAAAT lol I had to translate this whole page to read everything! Metal Gear 1 for the first Playstation was my first somewhat “trilogy” game but I’ve played Sons of Liberty maybe…. 100 times when I was younger. I’ve beat the game in every mode except the “EXTREME” setting! I keep dying EVERY TIME I try beating the girl on the boat. Been so long I forgot her name

    ps. I didn’t even know there was a novel lol, thanks for pointing that out 😀

    Great game, great review!

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