Cosa non ha funzionato in Revolution

                                   [Attenzione: questo articolo contiene vari spoiler sulla serie]

Nonostante sia entrato nella cerchia delle serie tv cancellate qualche anno fa (con un totale di 42 episodi rilasciati), Revolution potrebbe sorprendentemente essere definita un’opera quanto meno avvantaggiata in confronto ai suoi compagni di sventura.
Questo perchè, malgrado la cancellazione, la serie tv in questione è comunque riuscita a godere di una conclusione (seppur affrettata e poco dettagliata), sotto forma di comic book.

Gli appassionati di Revolution hanno dunque avuto modo di poter osservare e giudicare l’opera nella sua relativa completezza, apprezzandone pregi e comprendendone i difetti.

Inutile dirlo dato che dal titolo è già piuttosto ovvio, ma è mia intenzione provare ad analizzare quest’ultimi, con lo scopo di spiegarne l’insuccesso.

La poca espressività dell’attrice protagonista:
Sia chiaro, con ciò non intendo assolutamente dire che Tracy Spiridakos (Charlie Matheson) non svolga bene il suo lavoro.
Ciò nonostante, sono dell’opinione che le sue capacità non siano al pari di quelle del resto del cast, cosa messa ulteriormente in risalto dall’importanza del ruolo da lei interpretato.

In particolare, il problema consiste nella limitata espressività mostrata dall’attrice durante la prima stagione di Revolution.
In questa infatti, capita spesso di veder sul suo volto delle espressioni poco credibili o genuine.

Tutto ciò ha inizialmente reso difficile l’empatizzare e il comprendere i pensieri del suo personaggio, finendo col fare vacillare alcuni dei momenti più solidi ed intensi a lei dedicati.

Il discorso cambia viceversa in parte se si parla della seconda stagione.
In quest’ultima infatti,Tracy Spiridakos si è messa maggiormente in gioco, con un numero maggiore di espressioni facciali e con degli atteggiamenti leggermente più convincenti.

Personalmente ricorderò sempre con affetto la performance estremamente convincente a cui ha dato vita durante la scena della morte di Jason.

Una caratterizzazione ed uno sviluppo dei personaggi non sempre coerente o realistico:
Durante il suo percorso, Revolution ha cercato in maniera abbastanza evidente di far si che chi lo seguisse potesse empatizzare con i suoi personaggi.
Per raggiungere l’obiettivo, la serie ha arricchito la sua struttura con vari flashback, inseriti con lo scopo di mostrarci le varie sfacettature del cast protagonista e di spiegarne l’evoluzione.
Nonostante l’idea di alternare passato e presente sia ottima però, altrettando non si può dire dell’approccio utilizzato.
Questo perchè capita spesso che ad essere messe in evidenza durante i flashback in questione, siano scene si, sensate e ben inserite ma non vitali.
Questo di per sè non sarebbe affatto spiacevole, se non fosse per il fatto che la serie tv tende a tirare continuamente in ballo delle questioni decisamente più importanti ai fini della trama e delle relazioni principali, finendo spesso col limitarsi ad abbozzarle, spiegarle superficialmente o ancora, col non dargli il tempo necessario. Se è vero che sappiamo a grandi linee il perchè del conflitto presente tra Miles e Monroe, e che sono stati inseriti vari flashback al riguardo, è anche vero che un ulteriore approfondimento non avrebbe potuto far altro che giovare allo show.
Lo stesso si potrebbe dire per molte altre situazioni e relazioni, come ad esempio quella presente tra Nora e Miles.

Con le informazioni viceversa condivise, si finisce ironicamente con l’incappare in una certa incoerenza o in una certa mancanza di realismo.

Ed è così che finiamo con l’assistere a due flashback dagli eventi e dai risultati praticamente opposti. Nel primo,  Miles parla con Bass e gli chiede di rubare qualche provvista da un’accampamento vicino. Monroe (al tempo vittima di un’enorme lutto) decide di seguire il consiglio, eliminando – con gran shock e sorpresa da parte di Miles – tutte le persone che vi ci abitavano.
Nonostante la cattiveria gratuita dell’atto, Miles continua a rimanergli accanto.

Nel secondo invece, Miles perde conoscenza in seguito ad un’attentato.
Una volta sveglio, scopre che Monroe ha fatto massacrare la famiglia del ribelle che ha posto quasi fine alla sua vita, rimanendone ancora una volta sconvolto. Seppur non detto direttamente, è qui che Matheson decide di fermare definitivamente Monroe.

Nonostante anche quest’atto sia terrificante, non lo è più del primo e non dovrebbe risultare così sconvolgente se si pensa al contesto in cui si svolge.
E’ difficile infatti credere che Matheson non abbia assistito (o partecipato) ad eventi simili in passato, soprattutto dato che durante l’intera serie ci viene spesso detto che ai tempi della Milizia, Miles era praticamente un mostro. Vi vorrei ricordare infatti che: ha insegnato varie tecniche di tortura ai cadetti, ha praticamente ceduto un carissimo amico ad una nazione nemica, pur sapendo che questa l’avrebbe fatto a pezzi e così via.

Un altro esempio potrebbe viceversa essere lo sviluppo di Jason Neville. Personaggio che durante la prima stagione, mette quasi sempre a rischio la propria famiglia ed arriva a tradire la Milizia pur di aiutare la protagonista, ovvero una ragazza che praticamente nemmeno conosce, ma di cui si è preso immediatamente una cotta.
Ciò risulta ancora più irrealistico ed incoerente se si pensa che ha consapevolmente messo a rischio la vita non solo del padre, ma anche della madre, con cui ha un ottimo rapporto. Ciò viene messo ulteriormente in evidenza quando nella seconda stagione fa l’esatto opposto, rimanendo stavolta col padre, e facendo di tutto prima per vendicare, e poi per cercare di salvare la madre. Arrivando persino con lo scontrarsi col gruppo di Charlie, e finendo col cambiare nuovamente idea, solo dopo essersi reso conto della morte della madre.

Sia chiaro, le basi e i presupposti per i cambi di atteggiamento elencati ci sono.
In realtà è anche abbastanza facile creare delle teorie e delle spiegazioni al riguardo, ma ciò non cambia il fatto che le giustificazioni date dallo show siano solo abbozzate, e spesso maldestramente applicate.

Potenziale sprecato:
Questo punto può esser visto come una naturale evoluzione del precedente. Come appena accennato infatti, la serie tv in questione non fa sempre un giusto uso dei propri personaggi, finendo spesso col non ampliarli tanto quanto dovrebbe e potrebbe, e limitandosi a spiegare molti dei loro comportamenti e delle loro azioni in maniera superficiale. Revolution infatti, ci dice che il rapporto presente tra Jason e Tom è a dir poco arido, e cerca spesso di utilizzarlo per spiegare le azioni e le decisioni prese dal primo, ciò nonostante non ci spiega mai il perchè di tutto ciò, e di sicuro non ci mostra alcun tipo di retroscena al riguardo. Si potrebbe dire che ciò non è fondamentale, dato che basta effettivamente osservare le azioni e il modus operandi di Tom o le interazioni tra quest’ultimo e il figlio per avere almeno un’idea del perchè di questo contrasto, ma anche in quel caso non si può non ammettere che la mancanza di ciò finisca col limitare lo sviluppo dei due personaggi rendendo varie seguenze un pò forzate e poco fluide, e facendo si che Tom rimanga semplicemente un ‘buon personaggio’.

Jason stesso risulta essere un ragazzo potenzialmente interessante, specie nella seconda stagione, dove gli viene dato maggior spazio e importanza al di fuori della sua relazione con Charlie, eppure tenendo conto di quanto detto sopra, viene naturale pensare che il suo arco narrativo e che il suo sviluppo siano rimasti incompleti, vittima di una morte prematura.
Quando Jason muore viene infatti, naturale pensare che ‘si sarebbe potuto fare ancora molto col personaggio’.
Questa però, non è una sensazione insolita. A dire il vero, si prova spesso durante il corso della prima (e in parte anche della seconda) stagione. Un esempio sono Maggie e Danny, personaggi per ovvi motivi poco approfonditi.

Nel caso di Danny ciò è ancora più grave, dato che  con la sua morte Revolution ha provato sia a shockare gli appassionati e sia a creare uno dei momenti più epici e memorabili della serie, cosa che però non è riuscito a fare del tutto.
La morte di Danny di fatto, non può che prendere alla sprovvista chiunque abbia seguito per bene lo show, ed è effettivamente una morte abbastanza significativa, ciò nonostante non riesce ad essere abbastanza forte da poter essere considerata memorabile. E qui si torna al punto principale della questione, se ciò non è accaduto è proprio per via del fatto che la serie tv in questione non ha dato il giusto spazio al personaggio, rendendo difficile l’affezionarsi.

Al contrario di molte delle morti presenti nello show, la morte di Danny era necessaria per l’avanzamento della storia, ciò nonostante sono scelte come quella di non utilizzare al massimo delle sue potenzialità un personaggio che, anche se indirettamente, ha influenzato molto la storia, a far si che Revolution non sia riuscito ad elevarsi.

Morale della favola: se sai che per motivi di trama dovrai uccidere un personaggio, allora cerca di sfruttarlo finchè puoi.

Lo stesso discorso si potrebbe infine fare anche per la storia, che per quanto interessante finisce alle volte con l’inciampare su stessa o col risultare poco fluida, forzata e prevedibile.
La relazione passata tra Miles e Rachel non risulta affatto soprendente, così come la rivelazione che Charlie è in realtà la figlia del primo (anche se ciò vien detto nel fumetto).

Un esempio di forzatura narrativa e di poca fluidità infine, consiste nella scena in cui Aaron chiede alle nanomacchine di riportare Cynthia in vita e queste si rifiutano di farlo.
Perchè? Perchè quello è il primo ed unico momento (durante quella scena) in cui queste decidono di non accontentarlo, e di mettere in discussione la sua moralità (pur non avendo ancora una visione chiara della morale umana). Bruciare vivi tanti uomini va bene, ma a quanto pare riportarne in vita uno no.
Le motivazioni dietro alla punizione inflitta dalle nanomacchine possono avere anche senso, quel che viceversa non ce l’ha è proprio il fatto che queste decidano di punire l’unico uomo capace di ripararle e di fermare la loro inevitabile autodistruzione pur sapendo che di li a breve avrebbero dovuto chiedere il suo aiuto.

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