9 curiosità sulla saga di Devil May Cry

Come promesso, eccoci nuovamente con un nuovo speciale dedicato alle curiosità del mondo videoludico!
Anche stavolta, come già successo per Kingdom HeartsResident Evil 2, parleremo di una saga estremamente amata dai videogiocatori di lunga data, ovviamente stiamo parlando di Devil May Cry!

Come per la saga di Kingdom Hearts, anche in questo caso abbiamo deciso di non concentrarci su un unico capitolo, ma di dar spazio a tutti i titoli che compongono la saga.

Andiamo dunque a vedere insieme queste 9 curiosità!

Devil Never Cry:
Come in molti ricorderanno, alla fine di Devil May Cry 1 Dante cambia il nome del suo negozio in ‘Devil Never Cry’; com’è possibile notare dai titoli successivi però, si tratta di una modifica dalla vita breve.

In uno dei drama cd dedicati all’opera, ci viene spiegato il perché: a quanto pare, il nome del negozio del cacciatori di demoni più carismatico di sempre è tornato all’originale ‘Devil May Cry’  su richiesta di Trish.

ll nome Devil Never Cry infatti, stava ad indicare la nuova gestione del negozio, adesso non più appartenente solo al figlio di Sparda, ma anche alla bella bionda. Dopo gli eventi di Devil May Cry 1, Trish ha deciso di viaggiare da sola, motivo per cui ha chiesto a Dante di tornare ad utilizzare il nome originale.

Titoli Fantasma:
In origine, erano previsti due titoli di Devil May Cry per la psp.

Il primo doveva essere un remake di Devil May Cry 1 mentre il secondo, intitolato ‘Devil May Cry: Dance of Sparda’, doveva essere uno spin-off con protagonista il leggendario cavaliere nero.

Lo sviluppo del secondo titolo venne troncato velocemente, mentre quello del remake raggiunse uno stadio avanzato prima di venir fermato bruscamente ed inspiegabilmente, poco dopo il rilascio di screenshot e box art.

Un Nome Diverso:
Il team di sviluppo di Devil May Cry 4 aveva originariamente pensato di chiamare Nero ‘Rodin’, in onore dello scultore francese che realizzò ‘La Porta dell’inferno’ , opera menzionata nella divina commedia.

Rock N’ Roll:
Nonostante i vari anni di silenzio post-DMC4, una cosa è ormai evidente: Devil May Cry 5 è stato creato con amore e passione, tenendo sempre le opinioni dei fan in mente.
È proprio per questo che, per cercare di regalare ai fan il miglior prodotto possibile, Capcom si è sforzata di riunire quasi tutti i team che hanno – nel tempo – lavorato su questa saga.
In un’intervista realizzata nel 2018, Hideaki Itsuno ha affermato di aver riunito quasi tutti i vecchi membri del team che hanno lavorato su Devil May Cry 3 e 4, il producer Michiteru Okabe ha successivamente aggiunto che anche i membri del team di Devil May Cry 2 sono stati contattati.

L’intento era quello di ricreare la stessa atmosfera  presente nei titoli precedenti.

Uno Sviluppo Travagliato:
Com’è possibile intuire da determinati cambi di stile e di rotta, lo sviluppo di Devil May Cry 2 non è stato tra i più semplici.
Per questo progetto Capcom ha deciso di far subentrare un nuovo Director, escludendo indirettamente Hideki Kamiya (creatore di Devil May Cry 1 e fondatore di Platinum Games).

La scelta si è rivelata infelice, dopo un lungo periodo di silenzio, la casa nipponica giapponese si è infatti vista costretta a cambiare nuovamente direttore esecutivo, mettendo a capo del progetto Hideaki Itsuno a sei mesi dalla data d’uscita prevista. Al suo arrivo, la situazione era a dir poco disastrosa: la trama non era stata scritta, le cutscene non erano state girate ed alcune decisioni relative al gameplay di base non erano ancora state prese, l’unico progresso fatto riguardava lo stinger attack.

Itsuno ed il resto del team hanno dunque dovuto creare tutto il resto del gioco nel giro dei sei mesi rimanenti, col supporto dei membri di altri team, tolti appositamente da altri progetti per aiutare a finire il gioco in tempo.
Da allora, Hideaki Itsuno è rimasto ed è diventato uno dei capi saldi della saga, lavorando anche su Devil May Cry 3, 4 e 5.

In The Nick Of Time:
Al contrario di quel che si potrebbe pensare, Devil May Cry 2 non è stato l’unico capitolo ad avere uno sviluppo travagliato.
Esattamente come il secondo capitolo infatti, anche il quarto ha vissuto vari problemi nel corso del suo sviluppo, questi però, erano unicamente relativi ad una mancanza generale di tempo che è stata per lo più aggirata col ri-utilizzo dei setting nel corso della seconda parte dell’avventura.

La sezione di Dante infatti, originariamente prevedeva dei livelli inediti e delle boss fight originali; è anche per via di ciò che le armi ottenute dal figlio di Sparda nel corso di ogni scontro non hanno nulla a che fare coi boss da lui sconfitti, al contrario del terzo capitolo, dove le due cose erano direttamente connesse.

Un Glitch Raffinato:
Uno dei pilastri di Devil May Cry è senz’altro rappresentato dall’azione frenetica: che si passi dallo sparare all’affettare i nemici nel giro di un secondo o dal rallentare il tempo per evitare un attacco e prepararsi a dar vita alla combo definitiva, poco importa; tutti i vari elementi di gameplay son stati ben pensati per dar vita a delle battaglie fluide, frenetiche e stilose.

È in realtà proprio per questo che risulta difficile credere che inizialmente non era possibile realizzare una delle azioni più iconiche ed importanti della saga, ovvero quella di trattenere i nemici per aria quando colpiti con una raffica di colpi.

La meccanica venne ironicamente ispirata da un glitch presente in Onimusha Warlords, che praticamente portava al medesimo risultato.
Il glitch venne eliminato prima del rilascio del gioco completo, ma non prima che Hideki Kamiya lo vedesse e decidesse di utilizzarlo per quello che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi progetti, ovvero Devil May Cry. 

Eroe Scarlatto:
Inutile girarci intorno, Dante e il rosso vanno a braccetto, ma vi siete mai chiesti perché il nostro cacciatore di demoni preferito lo utilizza così spesso? Beh, la risposta è piuttosto semplice in realtà.

A quanto pare infatti, in Giappone il rosso viene spesso utilizzato da varie figure eroiche, sia all’interno della letteratura che di medium di altro tipo, quali manga ed anime. Kamiya ha dunque pensato che quella tonalità fosse perfetta per evidenziare le qualità eroiche di Dante, senza però esaltarle troppo: l’intenzione infatti era quella di creare si, un personaggio eroico, ma anche una figura con cui i videogiocatori avrebbero potuto facilmente empatizzare.

Featuring Dante Of The Devil May Cry Series:
Che la si abbia vista in un qualche meme sul web o sulla cover di Shin Megami Tensei 3: Lucifer’s Call poco importa, la scritta ‘Featuring Dante of the Devil May Cry series’ è ormai iconica.

Inserita sulla box art occidentale di Lucifer’s Call, questa scritta stava ad indicare la presenza del popolare personaggio di Capcom all’interno del gioco Atlus, inserito lì sia sottoforma di boss da affrontare che di party member.
La collaborazione tra Capcom e Atlus però non è stata del tutto unilaterale; in cambio del cameo di Dante, Kazuma Kaneko (character designer di Atlus) si è dovuto infatti occupare del design della forma demoniaca di Dante e di Vergil in Devil May Cry 3

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